Carlassare: “Riforme costituzionali? Meglio correggere la legge elettorale”

Premierato forte alla tedesca o semipresidenzialismo alla francese? È più urgente la riduzione del numero dei parlamentari o la fine bicameralismo perfetto? Le riforme istituzionali discusse in Parlamento non convincono Lorenza Carlassare, costituzionalista e docente emerito dell’ateneo di Padova: «Per la verità è molto difficile capire cosa sia in discussione in questo momento» ammette quasi scoraggiata la giurista. «Una riforma dovrebbe cercare di individuare e correggere i veri inconvenienti del sistema, eppure continuiamo a essere perseguitati dal tema della governabilità mentre in realtà tutte le leggi più controverse degli ultimi anni sono state approvate in tempi record. Insomma, mi pare che siamo stati sì governati ma molto male, e che questo sia il problema!»

Le riforme di cui ci sarebbe davvero bisogno, secondo la costituzionalista, dovrebbero andare nella direzione opposta: quella di una maggiore garanzia di legalità, della rinnovata centralità del parlamento e di un’accresciuta partecipazione dei cittadini: «Sul possesso dei titoli per entrare in Parlamento non dovrebbero decidere le Camere, come accade oggi, ma un organo imparziale come la Corte Costituzionale. In secondo luogo bisognerebbe dare la possibilità a una minoranza parlamentare qualificata di impugnare le leggi di fronte alla Corte Costituzionale prima che queste entrino in vigore, esattamente come accade in Francia con il Conseil Constitutionnel».

La riforma più urgente sarebbe quella di prevedere il ricorso al voto popolare per l’emanazione di qualsiasi riforma costituzionale, quale che sia la maggioranza con la quale viene approvata. Così ad esempio non è stato per la legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, con la quale è stato introdotto, su pressione dell’Unione europea, il principio del cosiddetto “pareggio di bilancio”. In questo caso il superamento del quorum dei due terzi nella seconda votazione, sia alla Camera che al Senato, ha fatto sì che, in base all’art. 138 della Costituzione, la modifica costituzionale non possa essere sottoposta a referendum popolare. Se si considera che le leggi costituzionali, a differenza di quelle ordinarie, non sono neppure soggette ai referendum abrogativi (art. 75), si capisce come su una legge che regolerà la nostra convivenza per i prossimi anni, forse decenni, il popolo non è stato e non potrà essere minimamente coinvolto. «Forse sarebbe meglio fare come in Svizzera – continua la Carlassare – dove dopo la prima votazione sulle riforme costituzionali il parlamento viene sciolto, e i progetti di legge devono essere approvati in seconda lettura da una nuova assemblea. In questo modo il popolo ha davvero la possibilità di esprimersi, al contrario di quanto è successo da noi quest’anno».

Quanto al semipresidenzialismo, riproposto in extremis dal centrodestra, la posizione della Carlassare è netta: «Vengono i brividi a vedere la Costituzione in queste mani. Questa volta poi c’è da essere ancora più preoccupati, perché sembra esserci una sostanziale concordia tra i partiti. L’unica speranza è che ancora una volta l’accordo salti, come nella Bicamerale del 1997: anche quello, del resto, era un progetto pessimo». Molti in verità hanno pensato a un tentativo di confondere le acque e intralciare il cammino di approvazione di una nuova legge elettorale: «Non c’è dubbio, il vero problema oggi è questa legge, che è antidemocratica. Tutta la carta costituzionale è stata pensata tenendo presente il sistema elettorale proporzionale: ritornarvi sarebbe senza dubbio la cosa migliore e più saggia, sia pure con le opportune correzioni».

Un’ultima domanda riguarda la proposta di eleggere un’assemblea costituente nella prossima legislatura, di cui pure si sta parlando : «Ovviamente sono contraria, soprattutto se si persevera nella direzione di voler sminuire il ruolo degli organi di garanzia. Per questo mi stupisce che proprio il presidente Napolitano, in un’intervista pubblicata in questi giorni, sembri implicitamente avallare questa ipotesi che eliminerebbe anche il ruolo di garante imparziale del Capo dello Stato: un ruolo indispensabile che lui ha esercitato con grande saggezza».

Daniele Mont D’Arpizio

6 luglio 2012

Link:
http://www.unipd.it/ilbo/content/carlassare-riforme-costituzionali-meglio-correggere-la-legge-elettorale%E2%80%9D

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