Germania & Co. pagheranno caro, pagheranno tutto.

Circa 67 anni fa gli Stati Uniti avevano appena trionfato nella Seconda Guerra Mondiale, ma con il piano Marshall decisero – con incredibile lungimiranza – di finanziare quelli che fino ad allora erano stati  i loro nemici, riversando su di essi miliardi di dollari di allora. Certo ad animarli c’era lo spauracchio del comunismo, ma si trattò di una scelta che ebbe un grande influsso incredibile sul corso degli eventi.

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Da lungo tempo ormai altri paesi sono chiamati a scelte del genere – Germania, Olanda e tutto l’asse del nord – ma fino ad adesso hanno dimostrato di non esserne chiaramente all’altezza. Non stiamo qui a giustificare la Grecia, la Spagna e tantomeno l’Italia; stiamo solo dicendo che gli altri non sono i santi che vogliono far credere. Il fatto che i conti pubblici tedeschi non siano affatto trasparenti, così come le banche teutoniche siano opachi ricettacoli di clientele e apparati regionali, e infine il protezionismo e le venuature imperialistiche sono ormai il segreto di Pulcinella. Così come non si possono cantare impunemente le lodi del capitalismo anglosassone, che ci ha portati nel buco nero dal quale adesso non riusciamo ad uscire.

Sta di fatto che quello che stiamo percependo in questi giorni è la punta dell’iceberg di un movimento più profondo, che consiste in un incredibile spostamento di ricchezza dalle sponde dell’Atlantico a quelle Pacifico. Questo mi pare palese. Dire che quella odierna è la società dellinformazione e della comunicazione è quasi un cliché; sta di fatto che tutti gli strumenti che in questo momento sto utilizzando per comunicare sono conceived in the US e crafted in the Far East. Di fronte a questo cambiamento epocale, a questo spostamento del baricentro geopolitico pensare di fare da soli, col tuo staterello da 80 o 100 milioni di abitanti è letteralmente da pazzi. Anche se sai costruire le automobili e le motociclette migliori del mondo.

Per questo non sono il solo a pensare che sia terribilmente miope l’atteggiamento delle classi politiche non solo tedesche, ma anche nordeuropee e anglosassoni di fronte all’incendio che ormai sta divampando in Europa. Harry Truman, il presidente della bomba atomica, decise di favorire lo sviluppo economico degli ex nemici, perché troppa disparità di condizioni avrebbe inevitabilmente portato a nuove guerre. Oggi l'”asse dei virtuosi” sembra piuttosto assomigliare a Francia e Retgno Unito dopo la Prima Guerra Mondiale, quelle che imposero le “inique sanzioni” alla Germania, che lasciò anche per questo la democrazia per buttarsi tra le braccia di Hitler. Dio non voglia.

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