Povero Obama!

È un brutto segno quando quelli che hai più o meno appoggiato ti sparano addosso; invece è proprio quello che sta accadendo agli Stati Uniti in tutto il Nord Africa e il Medio Oriente. L’amministrazione Obama, dopo generose dichiarazioni di intenti – spesso disattese, come nei casi del ritiro dall’Afghanistan e della chiusura del carcere di Guantanamo – aveva mostrato più che buona volontà verso le “primavere arabe”. Eppure adesso gli stanno sparando assaltando ambasciate e consolati, rimettendo in discussione una rielezione fino ad adesso quasi scontata.
Sì perché è vero che gli americani quando votano – se votano – pensano soprattutto all’economia e alla politica interna. Il discorso però non vale quando la vita di altri americani viene messa in pericolo. Il fatto poi che ad essere ucciso sia un ambasciatore aggiunge un sapore di umiliazione che adesso proprio non ci voleva. Forse qualcuno, non solo al di là dell’oceani, sta già rimpiangendo Bush Jr; la domanda vera è però un’altra: l’affaire di Bengasi avrà un effetto comparabile a quello degli ostaggi americani in Iran per Carter?

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