Qualche riflessione sul terremoto

Cari ingegneri, cari scienziati: studiate un modo semplice, efficace ed economico per mettere in sicurezza gli edifici storici. Cari politici, cari specialisti della gestione di crisi: mettete a punto procedure di emergenza e FORMATE i cittadini ai comportamenti corretti in caso di calamità. Cari architetti e costruttori, ricostruite un’Italia bella, che però non sia la copia posticcia di quella che c’era prima. Noi non siamo il Giappone, dove ci sono grattacieli e case di carta: il nostro territorio è TUTTO punteggiato di arte e di storia. Questa dovrebbe essere la nostra sfida oggi.

Scrivo dall’Abruzzo, Città Sant’Angelo (PE), dove stamattina la casa dei miei genitori, costruita nell’800, tremava come un budino. I terremoti degli ultimi mesi hanno messo i luce le fragilità del nostro territorio, ma anche che dobbiamo fare ancora tanto per una vera cultura della sicurezza in questo Paese.

Non siamo al punto zero: il fatto che nelle ultime due grandi scosse i danni alle persone e alle cose siano stati limitati dimostra che costruire bene si può. E questo dovrebbe riempirci d’orgoglio.

Tanto però rimane ancora da fare. Nel paese più sismico d’Europa bisognerebbe insegnare come comportarsi fin dalle scuole. Ogni settimana, ogni giorno la televisione pubblica dovrebbe INFORMARE sui rischi e FORMARE i cittadini a comportamenti responsabili e sicuri.

Soprattutto ci vorrebbe un grande piano nazionale di sicurezza. Ristrutturare, mettere in sicurezza, formare. Questo avrebbe i suoi costi, certo, ma io preferirei sobbarcarmeli piuttosto che ricevere una delle tante mancette che hanno caratterizzato l’ultima legge finanziaria (o come cavolo si chiama adesso). Che senso ha prendere qualche centinaio di euro in più per vivere nella paura? Questo però non è solo un problema di politica, ma di cittadinanza. Siamo pronti a iniziare a gestire il nostro territorio?

Un’ultima riflessione la dedico alla corsa a dare per primi la magnitudo ogni volta che c’è un sisma.

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Che senso ha scrivere “si parla di…”. CHI parla? Con che autorevolezza? SI può far tutto per arrivare primi e acchiappare un po’ di click?
Quando c’è un terremoto NON bisognerebbe sparare dati a caso.

NON dovrebbe farlo un giornale.
NON non dovrebbe in particolare farlo un giornale della protezione civile.
Qualcuno a Il Giornale della Protezione Civile ci spiega l’origine di questo dato?

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