Tre anni fa iniziava la vicenda di Ilaria Capua. Oggi lei lo racconta in un libro

Esattamente tre anni fa, il primo aprile 2014, la virologa di fama internazionale e allora parlamentare alla Camera dei Deputati Ilaria Capua riceveva una telefonata che avrebbe stravolto la sua vita. Dall’altra parte del filo c’era Lirio Abbate, giornalista d’inchiesta del settimanale L’Espresso, che gli comunicò il suo coinvolgimento in un’inchiesta per “traffico di virus”. A raccontarci la scena è lei stessa nel suo ultimo libro: “Io, trafficante di virus”, pubblicato da Rizzoli il 16 marzo 2017.

A rispondere ci metto appena quattro minuti. Sono a casa di Michelangelo durante la pausa dei lavori in aula, mentre controllo le mail sul portatile addentando di tanto in tanto un ciuffo di insalata preconfezionata pescato direttamente dalla vaschetta.

Ne leggo una di un giornalista dell’«Espresso». Mi scrive per chiedermi di mettermi in contatto con lui per un articolo che sta scrivendo sull’aviaria. Gli lascio il mio numero di cellulare e gli chiedo di anticiparmi intanto per mail i contenuti del servizio, così posso essere più precisa sulle cifre, se necessario.

(…) Verso le sette e mezza di sera, mentre un altro lungo pomeriggio alla Camera volge al termine e l’aria si è ormai fatta viziosa e stantia calandomi addosso quella fiacca da mancanza di ossigeno, si illumina il telefono con una chiamata da numero privato. E stavolta non è il solito operatore telefonico che vuole propormi una super offerta.
«Pronto?»
«Pronto, sono Lirio Abbate, l’ho cercata prima.»
«Mi dica» mentre salgo le scale ed entro nel ballatoio.
«Sto scrivendo un pezzo su un traffico illegale di virus e di vaccini. Sa di essere coinvolta nell’inchiesta?»

Pochi giorni dopo, la dottoressa Capua sarebbe venuta a conoscenza delle accuse direttamente dalle pagine dell’Espresso. Vendita di stipiti virali alle aziende farmaceutiche, corruzione e creazione a tavolino di un’epidemia animale e umana con il solo scopo di vendere i vaccini: gli ingredienti perfetti per un’inchiesta da prima pagina. O per un film horror.

Ilaria libro copertinaTutta la faccenda è stata definitivamente chiarita il 5 luglio 2016 con la sentenza di proscioglimento del Tribunale di Verona. Quelle accuse non solo non erano vere, non erano nemmeno credibili: basti sapere che l’epidemia che Ilaria e i suoi “complici” (membri del suo staff, dirigenti dell’Istituto dove lavorava e del Ministero della Salute) sono stati accusati di diffondere semplicemente non si è mai verificata.

Intanto però a poco più di 1.000 giorni da quella telefonata, tante cose sono cambiate. Ilaria Capua si è dimessa da parlamentare e si è trasferita negli Stati Uniti con la sua famiglia, per dirigere un centro di ricerca internazionale. Un intero gruppo di ricerca di prestigio internazionale è stato quasi smantellato. È invece ancora lì chi ha portato avanti quell’inchiesta e chi l’ha diffusa, oltre a chi ne ha approfittato per distruggere la reputazione di una persona, spesso perseguendo altri fini.

Ilaria Capua ha deciso di raccontare tutto questo in un libro, e per farlo due anni fa – eravamo all’inizio del 2015 – ha chiesto il mio aiuto. Troppo grande era il coinvolgimento, anche per lei che aveva già scritto e pubblicato due libri divulgativi. E io ho deciso di darle una mano. Un’esperienza particolare per entrambi, in un’altalena emotiva scandita da udienze e rinvii, servizi giornalistici e dichiarazioni più o meno malevole.

La vicenda processuale di Ilaria si è conclusa la scorsa estate, quella personale e professionale va avanti verso nuovi traguardi. Non nel nostro Paese, purtroppo. Per noi che restiamo la situazione, dopo la registrazione di un “piccolo incidente di percorso”, sembra andare avanti senza l’apparente esigenza di cambiamento. Ormai siamo tanto abituati al continuo cortocircuito tra false notizie, inchieste giudiziarie e politica da averci fatto l’abitudine. Non io, personalmente. Ed è soprattutto per questo che ho deciso di collaborare a questo progetto.

 scrive spesso Ilaria. E io non potevo non ascoltarla.

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Un commento

  1. […] “Vi prego, raccontate la mia storia”. Ho ripensato alle parole di Ilaria mentre leggevo la bellissima intervista di Mattia Feltri. Le aveva indirizzate al mio piccolo uditorio lo scorso 25 maggio, quando ho presentato il suo libro al Centro universitario di Padova. Un libro in cui c’è anche un po’ di me, come ho già scritto. […]

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